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Autore:matteoragaglia
30 Settembre 2008
Proposta sul tema: Libero mercato e controllo dei prezzi
Premetto che non sono mai stato comunista e mai lo sarò, credo troppo nel valore della libertà per professare tale fede politica.
Sta di fatto che il libero mercato come il padre fondatore dell'economia moderna Adam Smith lo pensava è di fatto fallito.
Dopotutto non c'è da sorpendersi se 3 secoli dopo Smith l'architetturadel libero mercato ha cominciato pesantemente a scricchiolare e, a volte, a crollare del tutto.
In questi giorni assistiamo ad un teatrino che a mio modo di vedere è perlomeno sconcertante.
Negli USA il 10 % della popolazione ormai mangia con i buoni statali, ciò significa grossomodo che queste persone hanno perso i risparmi e/o il lavoro e/o la casa.
In questo contesto il piano di salvataggio dell'economia a stelle e strisce (o forse è maglio dire a stalle e strisce - un po' cinica questa) viene rifiutato dallo stesso partito del presidente Bush che lo ha proposto.
Il motivo è semplice, per l'america dei ricchi è inconcepibile che lo stato intervenga così pesantemente nel libero mercato.
Qualcuno ha definito Bush e gli altri artefici del piano i "nuovi comunisti" pur sapendo che senza tale intervento la percentuale di persone che non avranno di che mangiare continuerà a salire vertiginosamente.
Viviamo in un mondo dove la macchina del mercato non è abbastanza veloce per reagire agli scossoni inflitti dai suoi stessi attori interni.
Il libero mercato è un modello ormai antiquato, lo è addirittura dai tempi della crisi del '29.
A proposito cosa fece allora Roosvelt? Nazionalizzò, trasformò lo stato nel più grande imprenditore d'America, creò occupazione e così via....
Roosvelt portò negli USA 80 anni fa il modello dello stato sociale perché aveva intuito che quella era la via da perseguire.
Il mercato se completamente libero non aiuta crescita e sviluppo di una società perché all'interno di essa i più deboli non sono abbastanza tutelati.
Speriamo che negli USA qualcuno si ricreda e capisca che il futuro non sta nel cannibalismo del capitalismo selvaggio, ma nella capacità dello Stato Sociale di equilibrare le differenze socio-economiche.
Il tutto per un futuro più equo, più giusto, più vivibile e più sostenibile